Registrare video decenti in una stanza qualsiasi
Come si registrano video professionali in casa senza attrezzatura?
La domanda che mi fanno sempre è quale telecamera comprare. È quasi sempre la domanda sbagliata: il telefono che hai in tasca riprende meglio di quanto la stanza gli permetta di fare.
L’ordine di importanza, in pratica, è questo: audio, luce, inquadratura, telecamera. In quest’ordine, e la telecamera è ultima.
L’audio, che è la cosa che nessuno guarda
Un video sgranato con un audio pulito si guarda. Un video nitido con l’audio rimbombante si chiude dopo tre secondi.
Se registri parlando, un microfono da attaccare alla maglia costa poco ed è il singolo acquisto che cambia di più il risultato. Se non ce l’hai: stai vicino al telefono, evita le stanze vuote con i muri nudi, e non registrare mai vicino a una finestra aperta.
La luce, partendo dal buio
Il modo più veloce per sistemare la luce di una stanza è spegnere tutto e riaccendere una fonte alla volta. Sembra un passaggio in più, ed è quello che fa risparmiare l’ora successiva: finché ci sono quattro luci accese di colori diversi non capisci mai quale sta creando il problema.
La luce principale va messa a circa quarantacinque gradi rispetto a te, non davanti. Frontale appiattisce la faccia e fa sembrare tutto una videochiamata.
Se è troppo forte, allontanala invece di puntarla altrove: la distanza addolcisce, la direzione cambia le ombre.
Se il colore è arancione o azzurrino, sistema la temperatura della luce o quella della telecamera. È la differenza tra un video che sembra girato e uno che sembra capitato.
Una seconda luce, più debole, dall’altro lato. Serve solo a schiarire l’ombra che la prima ha creato. Se è forte quanto la principale, hai due luci principali e nessuna delle due funziona.
Lo sfondo, che parla anche se non vuoi
Le luci che si vedono nell’inquadratura — una lampada, una striscia colorata dietro una scrivania — non servono a illuminare te. Servono a dare profondità e a dire qualcosa senza dirlo.
Se scegli un colore, che sia uno dei tuoi. Un video con dentro un colore riconoscibile si attribuisce a colpo d’occhio anche scorrendo, ed è una delle poche cose che si costruiscono una volta e funzionano per anni.
Il trucco della cabina di fortuna
È il consiglio più utile che ho trovato sull’audio registrato in casa, e non lo si legge quasi mai: il problema non è quasi mai il microfono, è la stanza.
Il riverbero — quel suono da corridoio che senti quando parli in un ambiente vuoto — rovina più registrazioni di qualunque microfono economico. E si risolve senza comprare niente: cuscini e coperte disposti intorno al microfono, a formare una specie di cabina. Non deve essere bello, deve assorbire.
Chi registra molto parlato usa anche due accorgimenti che fanno risparmiare ore:
Registrare a blocchi, due o tre paragrafi per volta, invece di tutto d’un fiato. Quando sbagli, ricominci il blocco e non la registrazione.
La regola delle due riprese. Se un pezzo non ti viene bene al secondo tentativo, non è la tua voce: è il testo. Riscrivilo invece di riprovare una terza volta.
Su questo c’è chi non è d’accordo, e la sua obiezione è ragionevole: chi vive in un monolocale, monta il fondale, le luci e le scatole al posto del treppiede ogni volta che gira, e registrare a blocchi gli costerebbe più tempo di quanto ne fa risparmiare. Prepara tutto e gira l’intero testo in una sessione sola. Dipende da quanto ti costa allestire.
Il programma per registrare non serve comprarlo
Se ti serve registrare e sistemare l’audio, chi lo fa per lavoro segnala che il programma gratuito più completo è Reaper — con più materiale didattico in giro di molti a pagamento. Esistono anche filtri gratuiti per pulire la voce che fanno il novanta per cento del lavoro.
Detto in altri termini: tra l’audio che hai adesso e un audio decente non c’è un problema di soldi.
I quattro errori che fanno sembrare un video amatoriale
Sono tecnici, ma si sistemano una volta sola e poi valgono per sempre.
L’otturatore. La regola è: il doppio del numero di fotogrammi al secondo. Se giri a 25 fotogrammi, l’otturatore va a 1/50; a 30, a 1/60. È quello che dà al movimento l’aspetto naturale a cui l’occhio è abituato dal cinema.
Il bilanciamento del bianco automatico. È il difetto che rovina più riprese: mentre giri passa una nuvola o ti sposti, la telecamera «corregge» da sola, e quando poi provi a sistemare il colore ti accorgi che ogni pezzo ha una dominante diversa. Fissalo — con un cartoncino grigio o semplicemente a 5000 gradi — e non toccarlo più.
La sottoesposizione. Girare scuro pensando di recuperare dopo produce rumore, quei puntini che si vedono nelle zone d’ombra. Meglio esporre giusto in ripresa.
I filtri scuri economici. Quelli che servono a girare in pieno sole: se costano poco, spostano i colori verso il verde o il magenta e a volte disegnano una X scura nell’immagine.
Su questi c’è chi obietta, e non ha del tutto torto: la regola dell’otturatore la si sente citare come dogma, e ci sono professionisti che girano a valori molto più veloci quando serve — sui droni, o per i rallentatori. Ma parliamo dell’eccezione: il novantanove per cento del loro lavoro resta sulla regola.
Cosa comprare, se proprio
Nell’ordine: un microfono, un treppiede, una luce con la sua cupola diffusa. Il resto della lista che passo prima di pubblicare sta in reel: le otto cose da controllare. Sono tre cose che costano poco e che userai per anni, mentre la telecamera nuova la cambi ogni due.
Contro la malattia dell’attrezzatura
C’è un aneddoto che vale più di qualsiasi discorso: uno ha smesso di guardare recensioni di telecamere il giorno in cui ha scoperto che un regista di film usciti al cinema — roba da grandi budget — usa ancora sensori piccoli e programmi gratuiti per progettare le inquadrature.
Chi lavora su progetti veri lo conferma da un’altra angolazione: guardando come sono illuminate certe interviste ben fatte, si scopre che sono due luci in tutto. E che allestimenti enormi producono risultati simili o peggiori, con la differenza che chi approva il lavoro non noterebbe mai la differenza.
E la cosa che nessuna attrezzatura sistema
Se non sei convinto di quello che stai dicendo, si sente. Non è un consiglio motivazionale: è che la voce rallenta, gli intercalari aumentano e lo sguardo scappa dall’obiettivo. Riguardati una volta prima di pubblicare e chiediti se compreresti da quella persona lì.